Informazioni su querciambiente

La Cooperativa Sociale Querciambiente opera dal 1996 nel campo dell’ecologia e della gestione rifiuti, ed è costituita da 50 soci.

Corso agricoltura e forestazione – Comune di Muggia (TS)

Comune di Muggia

Si informa che il Comune intende avviare un corso sull’agricoltura e forestazione.
Il corso, gratuito, prevede lezioni in aula ed uscite in campo su:

  • Orticoltura
  • Frutticoltura
  • Viticoltura
  • Olivicoltura
  • Agricoltura biologica e piante officinali
  • Forestazione

IN CASO D’INTERESSE

i cittadini, gli operatori privati e le aziende sono invitati a lasciare il proprio nominativo entro il 31 gennaio 2015 presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Muggia, Piazza Marconi 1, (lunedì, martedì, giovedì, venerdì dalle ore 10.00-12.00 e mercoledì dalle ore 14.00-15.00) o telefonando nello stesso orario al numero 040 3360200, ovvero inviando una e-mail a: urp@comunedimuggia.ts.it
L’avvio del corso verrà valutata in relazione al numero di manifestazioni di interesse.

IL SINDACO

Le reti dell’agricoltura sociale. Riflessioni a margine dei progetti di sperimentazione regionale

Linee guida per avviare una fattoria sociale

di Alfonso Pascale (Rete Fattorie Sociali)

L’agricoltura sociale è l’insieme di pratiche che producono beni relazionali inclusivi, mediante processi produttivi e beni relazionali propri dell’agricoltura e delle tradizioni civili del mondo rurale.

Costruire una rete locale

Il primo passo da compiere per progettare una fattoria sociale è promuovere un percorso partecipativo nel Comune dove l’iniziativa dovrà nascere ed eventualmente anche nei Comuni limitrofi. Non è, infatti, sufficiente la volontà di una singola persona per dar vita ad una fattoria sociale. Occorre mettere insieme competenze e professionalità di una pluralità di operatori (agricoltori, educatori, psicologi, psicoterapeutici, ecc.).
Inoltre, le attività da organizzare interagiscono coi servizi sociali e socio-sanitari territoriali e riguardano i bisogni sociali delle persone, delle famiglie e della comunità locale. Tutti questi soggetti vanno coinvolti fin dall’inizio nella progettazione dell’iniziativa.
Si tratta, dunque, di promuovere un percorso partecipativo per costruire una rete, la cui dimensione varierà a seconda del contesto locale, cioè delle risorse agricole che si rendono disponibili,  dei bisogni che si vogliono soddisfare, delle competenze che si mobilitano.
L’iniziativa di avviare una fattoria sociale può essere assunta da chiunque abbia in testa un’idea progettuale. Un’idea che non necessariamente deve ipotizzare nel dettaglio le attività da svolgere. Queste dovranno, infatti, essere individuate dopo un attento esame dei bisogni sociali del territorio e riguardare almeno uno dei seguenti ambiti:

Inclusione socio-lavorativa
Il primo ambito attiene alle attività in cui persone con disagi o svantaggi danno un significato alla propria vita e un senso alle proprie capacità mediante i processi agricoli. Lo scopo di tali attività è quello di promuovere l’inclusione sociale e lavorativa, intesa sia come inserimento lavorativo vero e proprio (remunerato dall’impresa), sia come percorso di auto-realizzazione delle capacità in un contesto imprenditoriale e lavorativo non assistenziale, mediante forme di sostegno inclusivo.
I soggetti svantaggiati che vengono inclusi sono di vario tipo: invalidi fisici, psichici e sensoriali, ex degenti di istituti psichiatrici, soggetti in trattamento psichiatrico, tossicodipendenti, alcolisti, minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione, ex detenuti, donne che hanno lasciato il lavoro per la difficoltà di conciliare i tempi di vita lavorativa e tempi di vita familiare, persone sole con figli a carico, donne che hanno subito violenze e maltrattamenti, disoccupati ultracinquantenni o di lungo periodo.

Servizi terapeutici e riabilitativi
Il secondo ambito di attività riguarda l’organizzazione – meglio se in collaborazione con strutture pubbliche – di servizi terapeutici e riabilitativi, comprese l’onoterapia, l’ippoterapia e l’ortoterapia.

Altri servizi sociali
Il terzo ambito di attività concerne la fornitura di altri servizi sociali, quali quelli rivolti alla fascia di età prescolare (agrinido, agriasilo), le attività educative a minori in difficoltà, le attività con gli anziani e quelle di accoglienza e integrazione di migranti.

Individuare le risorse agricole

Dopo aver rilevato i bisogni sociali del territorio si dovranno individuare le risorse agricole, come terreni e fabbricati rurali di proprietà privata, pubblica, collettiva, compresi quelli derivanti dalla confisca di beni a organizzazioni mafiose.
Le pratiche di agricoltura sociale si giovano di alcune peculiarità proprie del contesto agricolo e del ciclo produttivo agricolo, che permettono di migliorare le condizioni di salute e di perseguire percorsi più efficaci di apprendimento, autostima e partecipazione.
Per quanto riguarda le specificità del contesto agricolo, ci si riferisce in particolare al fatto che le attività si svolgono all’aperto, interagendo con organismi viventi, e comprendono non solo la produzione di un bene ma anche la sua valorizzazione ed eventuale vendita in un rapporto diretto con il consumatore.
Per quanto concerne, invece, le caratteristiche del ciclo produttivo agricolo, si fa riferimento in particolare ai ritmi lavorativi non stressanti (è la natura a dettare i tempi), alla versatilità degli ordinamenti produttivi e alla varietà delle tecniche di produzione.
Nel pianificare le attività di coltivazione e di allevamento, quelle di lavorazione, trasformazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti, nonché i servizi da erogare, le scelte dovranno essere effettuate tenendo conto di queste peculiarità, per poterle valorizzare al massimo.
Saranno i processi produttivi a essere adattati alle persone da inserire e non viceversa. E in tal modo si potrebbero recuperare o introdurre processi e tecniche più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Innovare i modelli di welfare

Qualora si dovesse decidere di creare una fattoria sociale per inserire persone con disabilità mentale, si dovrebbero progettare percorsi verso l’adultità che accrescano nelle persone coinvolte l’autostima e attenuino la percezione che il mondo esterno ha del disabile come individuo permanentemente bambino.
Nella fattoria sociale i disabili psichici passano dalla condizione di essere curati a quella di prendersi cura di qualcuno o di qualcosa. Essi non sono portatori di bisogni ma di storie. Non sono utenti od ospiti o beneficiari, ma ortolani o addetti alla vendita secondo il compito loro affidato. Essi si vedono in un rapporto di reciprocità, che esprime maggiore dignità. Non si sentono assistiti, ma soggetti all’interno di un contratto di mutuo vantaggio; e quindi sperimentano più libertà e più eguaglianza.
Il mutuo vantaggio è sempre una possibilità (non si realizza automaticamente e sempre) che richiede molto lavoro e molta creatività; ma quando questo accade, il mercato si trasforma in vero strumento inclusivo e di autentica crescita umana e civile.
In tali percorsi virtuosi, il “segreto” sta nell’evitare di assumere i tratti di un’impresa benefattrice che si sacrifica, perché questa immagine non è affatto un buon segnale per chi “riceve” l’aiuto e, molto spesso, nasconde un rapporto di potere, magari in buona fede.
L’inserimento di soggetti fragili sarà un vantaggio anche per la fattoria sociale: includere un ex detenuto o un ex tossicodipendente in azienda, non significa per l’impresa sostenere solo un costo o fare della beneficenza, ma vivere il mercato nella sua natura più vera, che è quella del mutuo vantaggio. E questo si realizza perché effettivamente l’attività agricola permette di considerare il soggetto svantaggiato una risorsa anche per l’azienda.
L’arte della fattoria sociale consiste nel trovare per ogni persona inserita il suo daimon lavorativo, in modo che sia veramente utile all’azienda, e non far finta che lo sia. E’ un diversity management sostanziale, dove solo la vera innovazione premia.
Nel rapporto tra la fattoria sociale e la persona inclusa non c’è solo il mutuo vantaggio (importante per non scadere nella patologia del paternalismo), ma anche il vantaggio per la società e per le istituzioni e il contenuto affettivo del dono-gratuità, non codificabile in nessuna norma o contratto.

Scegliere la forma più idonea di agricoltura sociale

Le pratiche di agricoltura sociale presentano una pluralità di forme che non possono essere ricondotte ad un unico modello. La molteplicità delle forme e dei modelli è una ricchezza che va salvaguardata, evitando ogni tentativo riduzionista e semplificatorio e lasciando, invece, quanto più possibile alla creatività dei soggetti protagonisti la capacità di sperimentare nuove e sempre più ricche modalità.
Le principali forme di agricoltura sociale si possono distinguere in forme imprenditoriali e in forme di cittadinanza attiva.

Le forme imprenditoriali
L’imprenditore agricolo sociale non agisce mai per mero profitto; non intende la sua impresa semplicemente come una macchina per far soldi, ma come qualcosa che esprime la sua identità e la sua storia.
Gli scopi che lo muovono sono ricchi e complessi: il piacere di osare e creare qualcosa che apporta un cambiamento nella società e nell’economia; la responsabilità di dare un apporto diretto alla promozione della giustizia; la gioia di donare qualcosa ad altri oltre il dovuto in una relazione di reciprocità incondizionata.
Le fattorie sociali possono assumere le forme più varie: quella dell’impresa agricola for profit e a responsabilità sociale; quella della cooperativa agricola; quella della cooperativa sociale agricola o ancora quella dell’impresa sociale che svolge anche l’attività agricola.

Le forme di cittadinanza attiva
Sono pratiche che riguardano attività agricole e zootecniche effettuate in modo esclusivamente funzionali agli obiettivi del progetto di agricoltura sociale, benché siano svolte secondo le tecniche agronomiche correnti e nel rispetto delle normative di settore, ma orientate all’autoconsumo e al rifornimento di reti consumeristiche di familiari e conoscenti.
Queste forme racchiudono gli orti urbani; gli “orti sui tetti o pensili”; i centri ippici con finalità riabilitative e le asinerie; le attività di piccoli produttori non professionali (hobby farmer’s); le attività su terreni agricoli in luoghi di cura e riabilitazione, di detenzione (carceri), di accoglienza (comunità terapeutiche), che danno vita ad originali percorsi di benessere fisico e psichico.
Le forme di cittadinanza attiva non vanno considerate forme assistenzialistiche o parassitarie, ma combinazioni diversificate e originali di apporti lavorativi e professionali, motivazioni delle persone coinvolte e risorse inusuali del territorio. La loro gestione – per essere efficiente ed economicamente sostenibile – dovrebbe essere sempre affidata a soggetti imprenditoriali.

Creare nuovi mercati civili locali e globali

La fase di progettazione dovrà riguardare non solo l’organizzazione dell’offerta di beni e servizi ma anche la strutturazione della domanda.
Si tratta di promuovere gruppi di acquisto solidale (G.A.S.) e  gruppi interessati all’utilizzo solidale dei servizi alla persona, nonché la stipula di accordi quadro con istituzioni pubbliche e private per rifornire mense collettive. Anche questi soggetti si aggiungeranno alla rete locale che dovrà interagire con la fattoria sociale. E dovranno essere individuati e coinvolti prima di avviare l’attività.
Strutturare la domanda di beni e servizi significa, dunque, creare mercati civili che garantiranno la sostenibilità economica del progetto. Si tratta di intercettare gruppi e istituzioni disponibili a sostenere le attività della fattoria sociale, diventando in modo stabile consumatori dei prodotti e utenti dei servizi. Ciò permetterà di compensare gli eventuali costi aggiuntivi per inserimenti lavorativi rispettosi della dignità umana e per servizi sociali non sempre e non del tutto sostenuti dal pubblico.

Strutture pubbliche e private che possono interagire con una fattoria sociale: servizi socio-sanitari locali, servizi per le tossicodipendenze, amministrazione penitenziaria, servizi per il volontariato, associazioni di familiari di persone in difficoltà, aziende ospedaliere, centri di cura e riabilitazione, comunità terapeutiche, comunità di accoglienza per minori, scuole, enti parco, centri per gli anziani, centri di accoglienza per gli immigrati.

La creazione di nuovi mercati va pianificata in modo meticoloso. Si tratta di organizzare eventi di sensibilizzazione per evidenziare il fondamento sociale delle attività che si intendono promuovere.
Rivitalizzare e creare mercati locali è importante, ma occorre farlo sempre con dinamicità e in modo innovativo, soprattutto ora che, nei paesi emergenti, entrano in scena milioni di cittadini che stanno modificando la propria dieta alimentare ed esprimono bisogni sociali nuovi e differenziati.
Le tecnologie digitali oggi fanno miracoli nel permettere la costruzione di relazioni intense tra territori di regioni e paesi anche molto lontani. Pertanto, una fattoria sociale che nasce in Italia potrebbe interagire con fattorie sociali che nascono in altri territori, scambiando non solo beni e servizi tra le rispettive reti, ma anche  modelli di produzione e consumo, nonché di protezione sociale.
Ogni prodotto umano che comprendiamo e di cui godiamo diventa immediatamente nostro, quale che sia la sua origine. La lezione che ci viene dalla storia del Mediterraneo è di pensare i sistemi alimentari non come realtà semplici, dettate dalla “natura” dei luoghi, bensì come costruzioni complesse, legate a culture, stili di vita che i diversi popoli hanno imparato a condividere, a modificare, a contaminare, a creare giorno dopo giorno.
L’agricoltura sociale potrebbe favorire questa modalità come un percorso utile di confronto e integrazione delle diverse culture esistenti nel mondo, a partire da quelle alimentari.

Suggerimenti bibliografici

Di Iacovo Francesco (a cura di), Agricoltura Sociale: quando le campagne coltivano valori, Franco Angeli, 2008
Finuola Roberto e Pascale Alfonso, L’Agricoltura Sociale nelle politiche pubbliche, INEA, 2008
Pascale Alfonso, Linee guida per progettare iniziative di Agricoltura Sociale, INEA 2009
Pascale Alfonso, Agricolture civili come innovazione sociale, in De Dominicis Andrea (a cura di), Welfare in movimento, Edizioni del Faro, 2012

Agricolture ed economie civili come innovazione sociale

di Alfonso Pascale

I mercati lasciati a se stessi stanno provocando effetti deleteri per il bene comune e la coesione sociale e le istituzioni mostrano tutta la propria debolezza non solo nel regolarli, ma anche nel varare gli interventi necessari per ridurre il debito pubblico e promuovere la crescita economica. La zona dell’euro è sull’orlo della recessione.
L’Italia è tra i paesi maggiormente coinvolti da questa morsa e, ancora una volta, è il vincolo europeo a costringerla ad adottare le misure urgenti per evitare la totale perdita di controllo dei conti pubblici e la prospettiva di un declino ineluttabile.
La crisi economica e finanziaria interagisce con l’aumento e la volatilità a livello globale del prezzo del cibo che, insieme alla crescita abnorme della popolazione mondiale e ai cambiamenti climatici contribuiscono ad aumentare il numero delle persone denutrite. Tra le cause dell’innalzamento dei prezzi degli alimenti va considerata innanzitutto la lievitazione della domanda di petrolio, una risorsa necessaria allo sviluppo economico dei paesi emergenti.
L’aumento della domanda di combustibile nell’ultimo periodo ha reso generalmente più costoso l’utilizzo di questa fonte energetica per impiegare le macchine nei processi produttivi agricoli, creare la base chimica nella produzione di fertilizzanti e pesticidi e trasportare le derrate, determinando un’impennata dei prezzi dei prodotti.
Mettendo insieme la capacità di fabbricare la fertilità dei suoli con la possibilità di convogliare le derrate alimentari verso nazioni la cui sopravvivenza dipende dalle importazioni e considerando che, entrambe queste funzioni, si sono rette in questi ultimi cinquant’anni su risorse energetiche abbordabili, alcuni osservatori ritengono l’attuale sistema alimentare del tutto insostenibile in un mondo caratterizzato da costi energetici elevati e dipingono il futuro prossimo con tinte inquietanti.
Per affrontare siffatti nodi ci vorrebbe una politica globale del cibo e della sicurezza alimentare che presuppone una capacità dei diversi paesi di mettere da parte interessi egoistici, evitare divisioni e sovrapposizioni nelle sedi internazionali e dotarsi di regole e strumenti efficaci nell’ambito di una nuova organizzazione dei mercati agricoli e finanziari. Il tentativo della presidenza francese del G20 di raggiungere un accordo globale sulla sicurezza alimentare al summit di Cannes del 3 novembre 2011 non è andato a buon fine…

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Orti civici a Trieste e in Carso: una guida al loro successo

di Enrico Maria Milič
Pubblicato su Bora.la

Ce ne sono decine tra Trieste, Carso e Breg. Il parere di Slow Food e di BioEst su uno dei fenomeni più popolari del nostro territorio

Il 2014 ha segnato l’affermazione generale nel territorio giuliano del fenomeno degli orti civici, sociali, didattici. Il 2014 è stato l’anno in cui probabilmente c’è stato il più alto numero di orticoltori che coltivano insieme nel nostro territorio ed ha visto, tra le altre cose, l’emergere di un’organizzazione come il Forum dell’Agricoltura Sociale dedito a strutturare il rapporto tra istituzioni e cittadini con svantaggio (e non) sul campo dell’orticoltura. Perché ha avuto successo anche da noi il movimento della lattuga?
In questo mio articolo propongo un’analisi del fenomeno
(nel video qua sotto i bambini della scuola Foschiatti intenti a fare l’orto…).

LE DIMENSIONI DEL FENOMENO A TRIESTE


Per chiarire il ‘campo’ mi riferirò al fenomeno degli ‘orti civici’, ovvero al fenomeno in cui sono inclusi anche gli ‘orti sociali’: dò una definizione di ‘orti civici’ per quegli orti dove, a certe condizioni, la partecipazione di un pubblico è prevista per gestire collettivamente un pezzo di terra. Che a partecipare alla gestione di un orto alla fine siano solo due persone va anche bene, basta che ci sia un avviso pubblico per far arrivare quelle persone su quell’orto. Se coltivi in famiglia e nessuno fuori da casa tua ne sa nulla di questa possibilità: no, non è un orto civico. Invece, considero un ‘orto sociale’ quell’orto utile a recuperare persone che non stanno bene tramite un progetto pubblico (e ‘non stare bene’ potrebbe riguardare tanti tipi di malessere, ma questa è un’altra storia). Orti urbani? Per me sono quelli nel perimetro della città mentre ‘orti civici’ sono anche quelli in campagna…

DOVE SONO GLI ORTI TRA TRIESTE, BREG E CARSO?


Di orti civici nel territorio giuliano tra Trieste, Carso e Breg, ce ne sono letteralmente a decine.

L’iniziativa più rilevante sembra quella del progetto ‘Orto in condotta’ e riguarda asili, scuole materne e medie. Gli orti di ‘Orto in condotta’ sono promossi da tre anni da Slow Food Trieste col concorso del Comune di Trieste e più recentemente dall’Azienda Sanitaria Locale. Andrea Gobet di Slow Food mi ha raccontato che, dentro il loro progetto ‘Orto in Condotta’, sono partiti da 20 orti e ultimamente sono arrivati a circa 40, ma si può dire che ci sia almeno una classe in ognuno dei 70 istituti coinvolti che abbia come minimo il suo vaso o cassetta con delle piantine. E poi rientra nel progetto la fruttuosa collaborazione tra Itis (sì, la storica casa di riposo per anziani!) e alcune scuole del circondario per cui, nella soffitta di Itis, anziani e bambini si prendono cura insieme di un piccolo vivaio. Mi dice Gobet: «Sappiamo che di tutti quelli che hanno aderito (volontariamente), la percentuale di successo è stata veramente alta». Questo vuol dire che ogni anno almeno un migliaio di bambini a Trieste, trainati da maestri, professori o da genitori, hanno coltivato in classe o vicino alla scuola fagioli, piselli, grano…

Di altro grande rilievo orticolo è il progetto ‘Urbi et Horti’, promosso originariamente da BioEst col Comune di Trieste e al quale si sono associati dal 2012 vari altri sostenitori come il Comune di Muggia, l’Azienda Sanitaria, alcune Micro-aree dell’Azienda Sanitaria stessa, il CSM, i Centri handicap nonché una lunga serie di associazioni tra cui Legambiente Trieste, Italia Nostra, la Rete di Economia Solidale Fvg, Impronta Muggia, La Corte. Nel caso di Urbi et Horti sono attivati 27 nuovi orti civici, fatti da appezzamenti variabili tra i 30 e gli 80 metri quadri assegnabili a individui, famiglie, associazioni, cooperative sui quali coltivano almeno 200 ‘neo-contadini’. Gli orti si trovano in tutte le parti delle città da Roiano, san Luigi, san Giovanni, Borgo san Sergio a Muggia e anche sull’altipiano carsico. Quelli su terreni del Comune, stra-carichi di richieste che non riescono a soddisfare, sono in via Navali, strada di Fiume, borgo San Sergio (le Piane).
Dai dati che avevo rispetto al 2012, so di richieste di cittadini per oltre 10 volte superiori rispetto agli appezzamenti offerti dal Comune sulla terra pubblica.

Nella rete di Urbi et Horti non sono solo messi a disposizione terreni del Comune di Trieste ma anche quelli di alcuni privati che avevano terra da coltivare inutilizzata. Urbi et Horti offre gratuitamente alla cittadinanza un corso ogni anno in moduli da 2 ore ciascuno di agricoltura biologica con lezioni teoriche e lezioni pratiche in campo. Il sito di Urbi et Horti con tutti i contatti e la collocazione degli orti è: http://urbiethorti.wordpress.com . Il sito del Comune di Trieste sugli orti è: www.ortitrieste.it

Sappiamo di altre attività orticole rivolte al pubblico in zona Duino (presso il campeggio agrituristico Carso), a Dolina (l’Orto del Sole), oltre Roiano (sopra Pis’cianzi), a Sagrado (presso l’agriturismo Milič. Nota: non sono parente dei padroni di tale azienda).

Per quello che riguarda chi scrive questo articolo, a Pliskovica (a 21 km da Trieste in Carso), organizzo dal 2010 corsi di formazione sull’orticoltura e orti civici dedicati ad ortaggi ed erbe officinali su una superficie di circa 5.000 metri quadri. Credo che lì siamo stati i precursori di questo movimento locale o, almeno, tra i primissimi. Il nostro centro per l’autosufficienza, chiamato ‘Joseph‘, di terra ne ha tanta a disposizione: per noi è importante che siate… amabili e vi piaccia il discorso dell’autosufficienza e del cibo equo e locale. Il nostro sito con tutti i contatti è: www.joseph.land

CHE COSA PORTA LE PERSONE A FARE L’ORTO?


In sintesi, quali sono le motivazioni principali dei triestini a farsi un orto insieme ad altri? E’ una domanda difficile perché valuto che siano solo pochi i casi, fino ad ora, in cui partecipare ad un orto civico sia stato motivato dal desiderio di sparagnar sui soldi della spesa. Vediamo intanto cosa mi hanno raccontato i principali autori del locale movimento della lattuga.


Andrea Gobet di Slow Food mia ha sottolineato il piacere dei bambini a imparare coltivando in compagnia e quello di far mangiare agli adulti le verdure coltivate coi compagni di scuola. In questo caso le motivazioni sono sentimenti puri di piacere di coltivare e condividere. Nella ricerca sul campo che ho curato per conto del Forum dell’Agricoltura Sociale di Trieste (di cui da poco è stata resa pubblico il testo condotto assieme a diversi validi studiosi) la dimensione emotiva del fare orto è fondamentale, ben più importante di un calcolo economico ed ha come punto focale il prendersi cura della produzione ovvero della terra, questa volta in senso stretto – come nella seguente dichiarazione di uno dei miei intervistati:

«E’ il piacere di stare a contatto con la terra, vedere crescere le piante, quando piove andare a vedere come sta l’orto… mettersi a pensare come risolvere I piccoli problemi e le esigenze dell’orto… mi ricordo di mia nonna che aveva l’orto… mia moglie era perplessa ma ora quando finsce il lavoro pensa sempre di andare a fare un giro in orto con la bambina».

Approfondendo il dialogo coi miei intervistati per questa ricerca, tutti quelli che mi hanno parlato del loro orto o della loro conoscenza di alcune aziende agricole e dei contadini che le conducono, sono finiti a raccontarmi dei loro ricordi d’infanzia: l’aranceto di famiglia per uno dei miei intervistati di origine siciliana, gli orti dei nonni, le domeniche in Carso da amici contadini. Per tutti questi, avere un cibo di qualità sulla tavola è anche agganciarsi alle proprie radici.

Ho chiesto ad Andrea Gobet di Slow Food Trieste quelli che per lui sono i tre motivi principali che spingono le persone a fare un orto insieme ad altri: «Vogliono riavvicinarsi all’origine del cibo tagliando via la mediazione ovvero tornare agli ingredienti e capire da dove vengono. Cercano la soddisfazione educativa di vedere il risultato del proprio lavoro in un settore che non è più familiare: per esempio c’è chi ha coltivato in grano. 50 anni fa non avrebbe avuto nessun senso ma oggi la soddisfazione personale e di fronte agli altri riguardo la coltivazione diventa entusiasmante. Pensando agli orti delle scuole, per i bambini e gli insegnanti l’orto è un luogo didattico a 360 gradi per tutte le materie: per la matematica, per la geometria, per l’inglese (nomi di questo e di quell’altro), per le scienze». Insomma, sintetizzando, potremmo dire che fare l’orto risponde all’esigenza di una educazione ambientale e agricola in particolare, basata sul learning by doing.

Tiziana Cimolino di BioEst mi scrive (probabilmente sorridendo) che dentro gli orti civici ‘la festa è obbligatoria’ non dimenticando però che in tanti orti messi in piede in questi anni ci sono «progetti personalizzati con finalità di tipo inclusivo e recupero sociale». Insomma dentro l’orto sembra che tanti ci vedano progetti di crescita personali e la voglia di divertirsi.

Ricorrente, infine, nelle mie interviste e nella mia esperienza di organizzatore di orti, è quel concetto che l’agricoltore ed amico Checco Bonini definisce così: coltivare è «prendersi cura di sé stessi». E’ una frase tanto irrazionale quanto evidente per chi coltiva: nella nostra società siamo abituati a realizzare lavori e percorsi emotivamente poco significativi mentre stare in contatto con la terra e far crescere la vita è qualcosa che, per gli umani, avrà sempre senso.

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“Il Sociale al Centro” 12/12/2014

Siete tutti invitati a partecipare al convegno:

Immagine (1)IL SOCIALE AL CENTRO

La co-progettazione pubblico – privato
Venerdì 12 Dicembre 2014
Ore 8.45 – 14.00
Sala Costantinides (Piano Terra) – Museo Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII, 1

Sarà presente con un intervento alle 12.00 anche Dario Parisini, coordinatore del Forum dell’Agricoltura Sociale della Provincia di Trieste. Parlerà dell’esperienza fatta e delle prospettive di sviluppo dell’agricoltura sociale come terreno possibile di sperimentazione di processi di co-progettazione pubblico privato.




Il numero di posti è limitato.
Per partecipare è obbligatoria l’iscrizione tramite posta elettronica all’indirizzo
ufficiodipiano@comune.trieste.it

COMUNE DI TRIESTE
Area Servizi e
Politiche Sociali
 
 
In allegato il programma della giornata di approfondimento dedicata al tema
della co-progettazione, il seminario si inserisce all’interno dell’iniziativa “Il Sociale al Centro”,
organizzata dall’Assessorato alle Politiche Sociali per le giornate dell’11 e
12 dicembre pp.vv. presso la Galleria Tergesteo.
La presenza della
S.V. sarà particolarmente gradita,

l’Assessore, 
Laura Famulari
 
________________________________
 

Programma:

8.45 – Apertura dei lavori

Laura Famulari
Assessore alle Politiche Sociali, Interventi e Servizi a favore delle Persone con Disabilità del Comune di Trieste

Mauro Silla
Direttore Area Servizi e Politiche Sociali

9.00 La co-progettazione pubblico e privato

Ugo De Ambrogio
IRS – Istituto Ricerca Sociale – Milano

11.30 Il quadro normativo generale e gli indirizzi regionali

Emiliano Visentini
Regione F.V.G. Direzione centrale salute, integrazione sociosanitaria, politiche sociali e famiglia
Area politiche sociali e integrazione sociosanitaria

12.00 Esperienze territoriali di co-progettazione

Dario Parisini
Consorzio Interland, Trieste
Coordinatore del Forum dell’Agricoltura Sociale della Provincia di Trieste

Giuliana Colussi
Cooperativa Il Piccolo Principe Pordenone

Gruppo di Progetto Obiettivo 10.1
Piano di Zona 2013 – 2015 Trieste

13.30 Dibattito

 

Incontro del 02/12/2014

Vi invitiamo a partecipare al sesto incontro di formazione/azione per lo sviluppo di nuove progettualità sull’Agricoltura Sociale del FVG in rete, dal titolo “Quali prospettive per l’Agricoltura Sociale in Friuli Venezia Giulia” che si terrà

Martedì 2 Dicembre 2014
dalle ore 14.00 alle ore 17.30
 
Pordenone – Sala Convegni Unione Industriali
(accesso da Via Borgo S. Antonio, 17)

Il percorso di formazione/azione -voluto dalle ASS regionali al fine di coinvolgere gli operatori del settore, privati e pubblici, ad una condivisione delle esperienze realizzate e da realizzare, a conoscere buone prassi nazionali e stimolare nuove azioni nel territorio regionale- termina con questo ultimo appuntamento formativo finalizzato a rendere noti gli aspetti principali emersi in questi 2 anni di lavoro. In particolare vuole offrire uno spaccato delle criticità emerse e dei positivi risultati ottenuti, tra i quali l’avvio di un sito web e di una app a supporto delle attività produttive delle imprese agricole impegnate in agricoltura sociale, mappate mediante una specifica ricerca.
Verranno inoltre proposti dei possibili percorsi di sviluppo per azioni future in tale settore, con anchE una panoramica degli strumenti che potrebbero essere a disposizione con la nuova programmazione 2014/20 dei Fondi Strutturali e le evoluzioni normative in atto.

Sarà in particolare presente intorno alle ore 14.30, Paolo Tomasin (Gruppo di Ricerca Forum Agricoltura Sociale provincia di Trieste) che farà un confronto delle tre mappature effettuate in regione (PN-UD-TS).

E’ gradita la conferma alla partecipazione inviando una mail all’indirizzo
Per informazioni:
Paola Alessandrini tel. 0432.821104

Presentazioni del Convegno del 29/10/14

Presentazioni del Convegno
“Le potenzialità di sviluppo dell’Agricoltura Sociale in Provincia di Trieste”
di Mercoledì 29 Ottobre 2014 – Teatro Verdi (Muggia)


→ Le potenzialità di sviluppo dell’Agricoltura Sociale in Provincia di Trieste. Rapporto di Ricerca 2013/2014
(Gruppo di Lavoro – Progetto Ricerca Azione)

→ Le potenzialità di sviluppo dell’Agricoltura Sociale in Provincia di Trieste. Sintesi dei Risultati 
(Paolo Tomasin – coordinatore del Gruppo di Lavoro)

→ I percorsi professionali del CFP e gli strumenti a disposizione del S.I.I.L.
(Marzia Gasparet CFP – Marianelda Miniussi SIIL)

L’agricoltura nella Provincia di Trieste
(Erik Masten – Associazione Agricoltori / Kmecka Zveza)

→ Il ruolo della cooperazione sociale triestina per lo sviluppo del’Agricoltura Sociale
(Dario Parisini – Consorzio Interland)

Invito all’incontro del 29/10/2014

La presente in qualità di cortese invito al Convegno:

“Le potenzialità di sviluppo dell’Agricoltura Sociale
in Provincia di Trieste” 
che si terrà:
Mercoledì 29 Ottobre 2014
ore 9.00
Teatro Comunale G. Verdi
Via San Giovanni, 2 – Muggia

Il Convegno si occuperà della restituzione del Progetto di ricerca ed
azione conclusosi nel corrente anno, sul medesimo tema, e delle iniziative
concrete realizzate, con approfondimenti e confronti inerenti lo sviluppo
dell’Agricoltura sociale sul nostro territorio.
Auspicando vivamente la Vostra gradita presenza,

Cordiali saluti.

Programma dell’incontro

9.00 – 9.15  Registrazione dei partecipanti
9.15 – 9.45  Apertura dei lavori, saluti di:

  • Nerio Nesladek (Sindaco Comune di Muggia)
  • Sandy Klun (Sindaco Comune di San Dorligo della Valle)
  • Dario Parisini (Rappresentante del Forum dell’Agricoltura della Provincia di Trieste)

9.45 – 10.00  Progetto di Ricerca Azione: sintesi dello studio di Paolo Tomasin, Coordinatore del Gruppo di lavoro.

10.00 – 10.30  Interventi dei rappresentanti istituzionali:
  • ASS n.1 Triestina (Pina Ridente)
  • Ambito 1.2 – Coordinatore SIIL Servizio Integrazione Inserimento Lavorativo (Rossella Apollonio)
  • Responsabile 1.3 (Isabella D’Eliso)
  • Provincia di Trieste
  • Regione FVG – Direzione salute, integrazione sociosanitaria e politiche sociali (Annalisa Faggionato)

10.30 – 10.45  Coffee Break

10.45 – 12.15  Realizzazione di un sistema integrato per lo sviluppo dell’Agricoltura Sociale nella Provincia di Trieste:

  • I percorsi professionali del CFP Coop. Soc. Trieste Integrazione (Marzia Gasparet)
  • Gli strumenti a disposizione del SIIL (Marianelda Miniussi)
  • Il ruolo delle aziende agricole – Kmecka Zveza, Alleanza Contadina (Erik Masten)
  • La cooperativa sociale – Consorzio Interland (Dario Parisini)

12.15 – 13.00  Dibattito

13.00  Chiusura Lavori
ASS-1-Triestina logo3
In collaborazione con:
 INTERLAND
sealogo

Legge Nazionale sull’Agricoltura Sociale

Pubblichiamo per gli interessati il link al TESTO APPROVATO ALLA CAMERA il 15 Luglio 2014, riguardante la Legge Nazionale sull’Agricoltura Sociale. Il testo è ora atteso in Senato in autunno per l’approvazione definitiva.

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