Agricolture ed economie civili come innovazione sociale

di Alfonso Pascale

I mercati lasciati a se stessi stanno provocando effetti deleteri per il bene comune e la coesione sociale e le istituzioni mostrano tutta la propria debolezza non solo nel regolarli, ma anche nel varare gli interventi necessari per ridurre il debito pubblico e promuovere la crescita economica. La zona dell’euro è sull’orlo della recessione.
L’Italia è tra i paesi maggiormente coinvolti da questa morsa e, ancora una volta, è il vincolo europeo a costringerla ad adottare le misure urgenti per evitare la totale perdita di controllo dei conti pubblici e la prospettiva di un declino ineluttabile.
La crisi economica e finanziaria interagisce con l’aumento e la volatilità a livello globale del prezzo del cibo che, insieme alla crescita abnorme della popolazione mondiale e ai cambiamenti climatici contribuiscono ad aumentare il numero delle persone denutrite. Tra le cause dell’innalzamento dei prezzi degli alimenti va considerata innanzitutto la lievitazione della domanda di petrolio, una risorsa necessaria allo sviluppo economico dei paesi emergenti.
L’aumento della domanda di combustibile nell’ultimo periodo ha reso generalmente più costoso l’utilizzo di questa fonte energetica per impiegare le macchine nei processi produttivi agricoli, creare la base chimica nella produzione di fertilizzanti e pesticidi e trasportare le derrate, determinando un’impennata dei prezzi dei prodotti.
Mettendo insieme la capacità di fabbricare la fertilità dei suoli con la possibilità di convogliare le derrate alimentari verso nazioni la cui sopravvivenza dipende dalle importazioni e considerando che, entrambe queste funzioni, si sono rette in questi ultimi cinquant’anni su risorse energetiche abbordabili, alcuni osservatori ritengono l’attuale sistema alimentare del tutto insostenibile in un mondo caratterizzato da costi energetici elevati e dipingono il futuro prossimo con tinte inquietanti.
Per affrontare siffatti nodi ci vorrebbe una politica globale del cibo e della sicurezza alimentare che presuppone una capacità dei diversi paesi di mettere da parte interessi egoistici, evitare divisioni e sovrapposizioni nelle sedi internazionali e dotarsi di regole e strumenti efficaci nell’ambito di una nuova organizzazione dei mercati agricoli e finanziari. Il tentativo della presidenza francese del G20 di raggiungere un accordo globale sulla sicurezza alimentare al summit di Cannes del 3 novembre 2011 non è andato a buon fine…

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